Montefiascone sorge a 636 m s.l.m., sulla vetta del colle più alto dei Volsini ed è situato lungo la Cassia nel cuore di una zona agricola, nella quale ha grande importanza la viticoltura. Una strada, che si snoda lungo il fianco della collina, lo collega al lago.
CENNI STORICI
Testimonianze etrusco-romane sul territorio
attestano le antichissime origini di Montefiascone. Il borgo si costituì in epoca medioevale, quando vennero costruiti diversi
edifici sulla pendice del colle. L’espansione urbanistica del paese si può suddividere in tre fasi: la prima legata alla Chiesa di S. Flaviano, la seconda alla Rocca e l’ultima alla Cattedrale di Santa Margherita.
Il XIII secolo rappresenta per la cittadina il periodo di maggior splendore, giacché il pontefice Innocenzo III, compresa la posizione strategica di Montefiascone, negli anni in cui si gettavano le basi dell’amministrazione e gestione dello Stato della
Chiesa, decise di insediare il governo della Provincia del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia presso la Rocca. Da qui iniziò un lungo legame tra la storia cittadina e quella della Chiesa.
Il trasferimento dei papi ad Avignone causò, nelle terre del Patrimonio, un vuoto di potere, che favorì le mire espansionistiche di “signorotti” e “tirannelli” spesso in rivolta. A ripristinare l’ordine e l’autorità ponti-
ficia giunse nella metà del Trecento il Cardinale Egidio Albornoz, il quale scelse proprio Montefiascone come base per la
riconquista. Poco dopo Urbano V, con la Bolla “Cum illius” promulgata da Viterbo, in riconoscenza agli abitanti di Montefiascone che lo avevano messo al riparo da attacchi nemici, concesse al castello montefiasconese il rango di città e l’eresse diocesi.
Gli anni che seguirono furono ancora legati alle sorti dello Stato Pontificio, qui rappresentato di volta in volta da pontefici e vescovi. Nel 1798 Montefiascone subì l’invasione dei repubblicani francesi; nel 1870 Nino Bixio entrò in città senza trovare resistenza: con l’annessione al Regno d’Italia cessava di esistere quel Patrimonio di S. Pietro in Tuscia che aveva conferito
a Montefiascone tanta fama e prestigio. Il centro, come altri borghi della provincia viterbese, subì gravi danni a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale.
DA VISITARE
CATTEDRALE DI SANTA MARGHERITA
Alla fine del Quattrocento il clero ed i fedeli di Montefiascone promossero la ricostruzione della Chiesa che custodiva le
reliquie di S. Margherita. L'edificio attuale, che si innalza imponente tra le abitazioni del centro, è frutto di numerosi inter-
venti e rifacimenti che si sono susseguiti nel corso dei secoli. Il primo progetto della Chiesa superiore si deve all'architetto Sanmicheli, probabilmente in collaborazione con Antonio da Sangallo il Giovane. A seguito di un incendio scoppiato nella notte del venerdì Santo del 1670, che distrusse l'interno della Chiesa ed il tetto, il Cardinale Paluzzo Paluzzi degli Albertoni Altieri, vescovo di Montefiascone, affidò la ricostruzione all'architetto Carlo Fontana, il quale modificò il disegno originale, realizzando una cupola più vicina alle esigenze estetiche del proprio tempo. La copertura in piombo, caratterizzata da costoloni scanalati, fu inaugurata il 16 dicembre 1674. Appartengono ad una fase successiva (1840) le torri campanarie e la facciata, realizzate su disegno dell'architetto piacentino Paolo Gazola, che ottenne l’incarico di terminare l’edificio dal Cardinal Vincenzo Macchi. Al Gazola si deve la facciata tardoneoclassica. Alla fine del XIX secolo Luigi Fontana eseguì le decorazioni pittoriche e scultoree.
Presso il piano inferiore della Cattedrale si trova la Cripta o Santuario di S. Lucia Filippini, detta anche “Cripta del Braman- te” che risale al XV secolo. Di forma ottagonale e a pianta centrale, è caratterizzata da una lunga volta anulare e al centro da un cerchio di otto grossi pilastri che, allacciati tra loro da archi romanici, sorreggono una piccola cupola. La struttura mostra l’impronta delle esperienze bramantesche, mediate dall’architetto fiorentino Antico di Stefano. La cripta custodisce il corpo della Santa ed i resti del Cardinal Marco Antonio Barbarigo, fondatore del Seminario di Montefiascone e dell’Istituto delle Maestre Pie.
BASILICA DI S. FLAVIANO
È situata lungo la Via Cassia, alle pendici del colle falisco, luogo in cui si costituì il primo nucleo abitato del paese. La Chiesa inizialmente era dedicata alla Vergine, in seguito prese il nome del Santo di cui custodiva le reliquie. L’interno della Basilica è a due piani con una Chiesa superiore ed una inferiore, in orientamento contrapposto. L’edificio è caratterizzato da una facciata divi- sa a triplice arcata ed è sormontata da una loggia, la cui balaustra mostra il sigillo del Cardinal Aldovrandi, che nel Settecento fece eseguire ulteriori lavori architettonici. Domina l’estremità della facciata un timpano triangolare dietro il quale si scorge un campanile a vela; la facciata opposta è ornata da un rosone quadrilobato e due ovali, sotto i quali vi sono due porte. Nella Chiesa inferiore uno spazio presbiteriale divide le tre navate dalle absidi corrispondenti. Le campate laterali sono coperte da volte a crociera. Interessante il ciclo pittorico che decora le pareti, costituito di affreschi che vanno dal XIV al XVI secolo. Si segnala, in particolare, il celebre soggetto iconografico dell’“Incontro dei Tre vivi e dei tre morti”, che appartiene alla tipologia del “memento mori”: esortazione alla conversione in preparazione della morte. Nella terza cappella si trova la “tomba di Defuk”, secondo la tradizione, Vescovo tedesco che avrebbe attribuito, in segno d’apprezzamento, l’appellativo EST! EST!! EST!!! al pregiatissimo vino
di Montefiascone.
La Chiesa superiore, anch’essa divisa in tre navate, conserva la cattedra di Urbano IV.
CHIESA DI SANT’ANDREA
Una delle chiese più antiche di Montefiascone, sorge nel centro storico del paese, a ridosso della primitiva cinta muraria (X
secolo). L’edificio ricoprì particolare importanza in epoca Comunale, quando nella piazzetta antistante veniva amministrata la
giustizia e si tenevano le assemblee.
TEMPIETTO MADONNA DI MONTEDORO
Sorge fuori l’abitato, lungo la strada provinciale Verentana, in località Montedoro.
In questa località, era presente un’edicola quattrocentesca decorata con una immagine della Madonna attribuita al pittore viterbese Antonio del Massaro detto Il Pastura.
Nel 1523 Montefiascone venne colpita dalla peste e i cittadini fecero voto di erigere un edificio in onore della Madonna di
Montemoro.
Venne realizzata una piccola Chiesa, in parte su progetto del Sangallo. Nel mode- sto asilo eretto accanto all’edificio si alternarono Cappuccini, Agostiniani, Frati Minori e Carmelitani, che sostituirono la devozione per la Madonna di Montemoro con quella verso la Madonna del Carmine, inglobando l’antico affresco dentro la muratura del nuovo altare maggiore, dove rimase sino all’inizio del secolo attuale quando, ritrovato, si riportò all’originaria venerazione.
ROCCA DEI PAPI
La Rocca è il fulcro della storia politica e culturale di Montefiascone.
Fu edificata per volere di Innocenzo III nei primi anni del Duecento, subì diversi interventi nei secoli, tra i quali quelli voluti da Urbano IV tra il 1261-1262 e da Martino IV tra il 1281 e 1282. Durante il periodo della crisi avignonese, la Rocca di Montefiascone costituì il centro degli affari politici dell'intero Patrimonio di S. Pietro. Il Rettore, quale rappresentante del Pontefice assente, vi esercitava con la più ampia autorità le sue funzioni. Oltre ai rettori vi dimorarono, con la propria corte, i legati mandati da Avignone a riformare lo stato della provincia. Papa Urbano V la scelse come residenza estiva negli anni del suo soggiorno in Italia (1367-1370) e volle eseguirvi importanti lavori di ristrutturazione; si realizzò
allora la grande cisterna scavata nel piazzale antistante il palazzo. In seguito, verso la fine del XV secolo, su commissione del Duca Valentino (al secolo Cesare Borgia), Antonio da Sangallo il Vecchio disegnò un progetto di ristrutturazione della rocca, cercando di riadattare il vecchio edificio alle nuove esigenze belliche sorte con l'uso della polvere da sparo e dei cannoni. I lavori vennero intrapresi e proseguirono sotto Giulio II, il quale, affidata la direzione della fabbrica ad Antonio da Sangallo il Giovane, diede inizio all'ultima importante serie di interventi sulla struttura del palazzo. I lavori vennero terminati nel 1516, sotto il pontificato di Leone X, periodo in cui la Rocca si avviò ad un lento declino.
MUSEO DELL’ARCHITETTURA DI ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE
È allestito presso il piano terra della Rocca dei Papi. Riveste la funzione di Centro Studi e Documentazione su Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546). All’interno del museo sono presentate le opere eseguite dall’architetto rinascimentale. Ad aprire il percorso è una sezione che propone le maggiori opere romane del Sangallo, come Palazzo Farnese e
San Pietro. Di seguito sono illustrate tecniche, scelte stilistiche ed architettoniche dell’artista. Il museo è provvisto di documentazione fotografica di disegni originali, conservati presso la Galleria degli Uffizi a Firenze e nei maggiori musei europei e di plastici e calchi in gesso che riproducono opere del Sangallo.
PRODOTTI DEL TERRITORIO
DEFUK E L’EST!EST!!EST!!!
La “leggenda di Defuk” è alla base della tradizione storico-antropologica del Centro Falisco.
Giovanni de Fugger di Augusta (o Deuc o Defuc) Barone tedesco, nel 1111 giunse in
Italia al seguito di Enrico V. Il suo servitore Martino aveva il compito di precederlo ed assaggiare il vino delle località che incontrava lungo il viaggio, per poi lasciare la scritta EST ad indicare l’ottima qualità della bevanda; egli, giunto a Montefiascone attribuì al vino locale tre EST. Defuk si fermò nella cittadina dove morì nel 1113 proprio a causa di una sbornia.
L’eccellenza del vino Est!Est!!Est!!! è data dal suo aroma, dal suo profumo e dal suo sapore. L’aroma è il bouquet derivante dalla fusione del patrimonio aromatico specifico dei diversi uvaggi; il profumo è il risultato della fusione degli acidi organici e gli alcoli che si sviluppano a mano a mano, fin dall’inizio della fermentazione; il sapore, che si affina in cantina, è il risultato del connubio tra le acque telluriche ed i sali minerali, assorbiti avidamente come sostanze nutritive dal terreno ed accumulatisi nei chicchi dell’uva durante la maturazione. Il gusto non è mai secco, ma piuttosto amabile, con una vena di dolce e fama di essere diuretico. La peculiarità più famosa è il frizzante.
I vitigni caratteristici sono: trebbiano toscano (procanico) 65%, malvasia 20%, rossetto (trebbiano giallo) 15%. Vitigni adatti alla lavorazione meccanizzata moderna, che nulla toglie alle caratteristiche descritte del vino
montefiasconese, con odore e sapore proprio e con la sua inconfondibile classe.
OLIO EXTRAVERGINE
I pendii degradanti di Montefiascone, non sono solo ricoperti di vigneti, anche l'olivo colora il paesaggio traendo dai terreni vulcanici e dal clima mitigato del lago le sostanze per dare un olio particolare, dal colore verde smeraldo, che, usato a crudo su bruschette, zuppe e verdure crude esprime il meglio di sé. Si tratta di un estratto dal sapore delicato ma piuttosto vario, dal momento che a seconda della località di provenienza assume aromi diversi. Questo tipo di olio va sotto il no-
me di “Olio extravergine di oliva Tuscia”.
Fonte Guida APT

